La produzione artistica di Franco Mazzucchelli sembra seguire con particolare attiguità le coordinate del clima culturale contemporaneo. Dai lavori degli anni Sessanta e Settanta agli interventi scenografici degli anni Ottanta, l’agire artistico dell’artista milanese continua tutt’oggi ad analizzare il problema dello spazio e della sua agibilità in senso allargato.
Mazzucchelli con i suoi “gonfiabili”, enormi strutture di varia forma di polietilene e PVC riempite di aria, ha infatti collegato l’esperienza dell’arte ambientale a quella dell’apertura a 360 gradi dell’operazione artistica, realizzando i suoi lavori collettivamente ed abbandonandoli, sostituendoli alla normale estetica del sito o riappropriandosi di uno spazio pubblico di fatto privo di tale connotazione.
ABBANDONI - 1969-1970
Alla fine degli anni Sessanta Franco Mazzucchelli matura la necessità di confrontarsi con un contesto più realistico del ristretto mondo dell’arte e delle gallerie e sperimenta una forma anomala di arte pubblica. Dopo alcuni esperimenti falliti (le prime sculture gonfiabili del 1964 durano solo venti minuti e poi si sgonfiano) nascono gli “Abbandoni” ovvero delle strutture gonfiabili in PVC lasciate in luoghi pubblici e ideate per interagire liberamente con la gente quali apertura e liberazione dal sistema dell’arte.
A. TO A. - 1970-1973
Art to abandon, a toi: alla fine del 1970 Mazzucchelli decide di mappare e registrare gli abbandoni, numerandoli e documentandone ogni dettaglio, costi compresi. I gonfiabili, ormai marchiati con la sigla A. TO A., vengono sì abbandonati ma accompagnati da una complessa documentazione della relazione con il pubblico: le voci dei presenti, registrate e sbobinate, finiscono in una pubblicazione autoprodotta.
Nel 1971 Mazzucchelli, abbandonando davanti allAlfa Romeo alcuni A. TO A., ha involontariamente innescato un blocco stradale ad opera degli operai che si servirono delle forme in plastica per creare una barriera alle macchine.
Allora si parlava di operare nel sociale perché l’arte uscisse dai templi del sapere per dare e scoprire nuove dimensioni, nuovi linguaggi.
CADUTA DI PRESSIONE - 1972
Due sono le problematiche centrali nell’operato dell’artista milanese: il rapporto tra l’uomo e l’ambiente e lo spazio vissuto quale porzione di ambiente di cui impadronirsi e non in quanto vuoto o mancanza.
In “Caduta di pressione”, una mostra realizzata nel 1974 per la Galleria Diagramma di Milano, Mazzucchelli indaga la sottrazione di ossigeno in interno dovuta alla respirazione dei presenti, quale sottile ma quantificabile modificazione dell’ambiente.
SOSTITUZIONE - 1973
Grazie al film di polietilene Mazzucchelli inizia a intervenire negli ambienti creando delle membrane semitrasparenti attraverso cui lo spazio venga modificato e percepito in modo nuovo.
Nella “Sostituzione” del 1973 la natura artificiale dell’opera, enormi bolle di plastica sottilissima, ribalta la normale fruibilità dell’interno della Triennale di Milano obbligando le persone a reinventare lo spazio e la sua agibilità.
RIAPPROPRIAZIONI - 1975-1977
Le “Riappropriazioni”, della metà degli anni Settanta, ripropongono in esterno la problematica della “Sostituzione”: le membrane di film plastico favoriscono la riscoperta parchi pubblici o gallerie private perché siano vissuti a partire da angolature inedite.
INTERVENTI - 1980-2002
Dagli anni Ottanta, data l’esaustione del terreno su cui e per cui sono nate una serie di esperienze, Mazzucchelli ha incentrato nell’insegnamento la sua tensione per il sociale.
Senza smettere di realizzare i suoi gonfiabili, ma coinvolgendo nell’azione gli studenti come momento di scambio comune di esperienze e idee, Mazzucchelli si è fatto promotore di un rinnovamento dei contenuti e degli insegnamenti nella storica Accademia di Brera che, prima ed unica in Italia, poteva vantare una cattedra di tecnica della scultura il cui contenuto era decisamente spostato verso l’utilizzo dei materiali non tradizionali.
A partire dalla necessità di operare a livello artistico nel sociale, attraverso una serie di esperienze il cui luogo comune era la “collettivizzazione” e l’uscita dai circuiti preferenziali per segnare ambienti desueti o spazi esterni, l’artista è arrivato negli ultimi anni a riflettere sul concetto di monumento.
L’arte di questo secolo ha stravolto il senso del monumento per sottolineare lo straniamento tra l’uomo contemporaneo e le forme di comunicazione del passato.
Nella contemporaneità il monumento ha generalmente perduto la carica evocativa che aveva in passato, non interagisce più con la gente per divenire solo parte dell’arredo urbano.
Franco Mazzucchelli ha sovrapposto il suo intervento ad alcuni monumenti del passato spiazzando sia la percezione distratta del passante sia il significato originale dell’opera: per la breve durata dell’intervento di Mazzucchelli, il Napoleone di Canova nel cortile di Brera ha galleggiato etereo e privo di peso su una nuvola di polietilene percorribile all’interno.
PROGETTI VIRTUALI - 1980-2002
Ai numerosi interventi urbani l’artista milanese sostituisce dai primi anni Novanta la elaborazione al computer di progetti ad hoc per la città. Sorta di “Riappropriazioni” elettroniche che ben testimoniano l’odierna concezione di un modificato rapporto tra creazione e fruizione.
L’artista si riappropria dunque del proiettarsi attraverso lo scanner nello spazio urbano di una società fortemente piegata in una dimensione individualistica. Cosi, con gli interventi virtuali, Mazzucchelli si riappropria della città superando la ricerca di una interazione ormai vuota di riscontri attraverso la presentazione di molteplici interpretazioni dello stesso sito secondo una logica di libertà e possibilità assolute.
L’artista si muove liberamente tra i “mostri” del passato senza incappare nelle ragnatele della burocrazia, con risultati ugualmente problematici ma più adeguati ai tempi.
PERSONALE-PERSONALE - 2002
Nel 2002 Mazzucchelli è arrivato all’antitesi del suo punto di partenza. Come logica conseguenza dell’accettazione di un irrimediabile cambiamento dei tempi e spinto peraltro dalla voglia di proseguire la sua ricerca, l’artista ha iniziato ad organizzarsi delle esposizioni “personali”. Coniugando il suo amore per il mare, la forza del vento e la versatilità della plastica, l’artista si è servito la barca a vela per allontanarsi da tutto e abbandonare temporaneamente gonfiabili sull’acqua. Ovvero, laddove nessuno se non lui stesso può vedere le opere, Mazzucchelli ironizza sul narcisismo dell’artista e attribuisce a “personale” la doppia valenza di artista e pubblico.
BD - BIECA DECORAZIONE
OGGETTI - ALLESTIMENTI - SCENOGRAFIE
Secondo un altro versante della sua produzione artistica, Mazzucchelli continua il gioco con le forme e con lo spazio attraverso la creazione di oggetti di vario formato che si collocano in una dimensione più intima ma sempre ludica. In modo analogo le numerose scenografie teatrali di Mazzucchelli, partendo dall’illusorietà della rappresentazione, giocano, favorite dal fascino sintetico dei materiali plastici, sul rapporto di ambiguità tra dentro e fuori, tra natura ed artifizio.
Peraltro alla ricerca di Franco Mazzucchelli si accompagna fin dagli esordi la creazione di “oggetti” (1963) in resina poliestere dove all’indagine sulla forma e la superficie si collegava la trasparenza della materia amplificata dalla presenza di luce elettrica nascosta all’interno.
Nelle opere degli anni Novanta (Tetraoro, Cuboro, Cubacqua) invece, la bellezza delle forme geometriche è arricchita dal contrasto evidente nell’uso della materia plastica ricoperta da foglia d’oro e d’argento oppure nella presenza di liquidi colorati all’interno.
L’ambiguità del materiale usa e getta, simbolo della società dei consumi, è rivestita dalla ricchezza della tradizione (la foglia d’oro) o dalla naturalità dell’elemento primario (l’acqua) ma in modo volutamente effimero.
La produzione più recente, intitolata “Bieca decorazione”, rappresenta il contraltare delle esposizioni “personali”. Con la “Bieca decorazione” Mazzucchelli si confronta con il pubblico di uno spazio espositivo e gioca persino con la vendibilità dei quadri e delle sculture gonfiabili nella consapevolezza del paradossale contrasto tra questi e la monumentalità delle enormi sculture in plastica che caratterizzano il suo lavoro da sempre.
Resta dei lavori precedenti lo stesso atteggiamento ludico e, come ama definirlo l’artista, lo stesso atteggiamento dilettantesco in senso etimologico, partendo dalla decostruzione del sistema dell’arte per creare “strappi e sintonie nel tessuto eterogeneo della città e dei suoi monumenti consacrati”.