L’azione fotografica esemplarmente condotta, a partire dalla seconda metà degli anni ‘60, da Enrico Cattaneo documenta con estrema precisione l’attività espressiva di Franco Mazzucchelli e di essa interpreta quei valori di progettualità e sperimentazione ambientale che intrinsecamente appaiono sul piano etico-estetico nella generale configurazione internazionale delle neo-avanguardie analitico-performative e concettuali lungo gli anni ‘70.
Scorrere le immagini-ricordo delle ‘monumentali’ installazioni tra piazze, strade e cortili, immerse nei giardini e galleggianti sulle acque dei fiumi e dei laghi, immaginare l’azione prorompente ed invasiva, comprenderne anche l’autoironia e la trasgressione del gioco dell’arte, soffermarsi sulle valenze specifiche ed inedite dei materiali e l’accezione dirompente degli attributi cromatici, appaiono tutti fattori specifici e storiograficamente corretti del lavoro svolto da Mazzucchelli; il percorso condotto, alla luce di un’attenta rilettura cronologico-iconografica racchiusa nelle ragioni editoriali di questa monografia, è sostenuto da un sistema espressivo rigorosamente animato da una condizione sperimentale profonda, riscontrabile sin dalla prima stagione di apprendimento dell’arte, attraverso l’impiego delle resine sintetiche e l’attitudine diretta al sistema delle tecnologie e del loro sviluppo, dalla meccanica all’elettronica.
Se i materiali plastici, dal poliuretano espanso, ai termoretraibili, al PVC gonfiabile, accanto ai neon ed alla luce coerente del laser, così l’ingresso sulla scena dell’arte delle macchine e dei sistemi industriali di produzione, emblematizzano la storia espressiva contemporanea, l’attenzione e la progressiva occupazione dello spazio, inteso nella sua massima espansione sociale-culturale, risulta un ulteriore valore di riferimento strutturale verso la ridefinizione dei linguaggi artistici, delle grammatiche e delle funzioni; il rapporto con il territorio risulta in questo contesto qualificante e caratterizzante nelle scelte produttive e di installazione di Franco Mazzucchelli permettendo la configurazione di nuovi processi di percezione e di fruizione dell’opera d’arte.
Una valenza collettiva e di partecipazione, aggiungerei di festa nelle azioni degli anni ‘80 e ‘90, si configura nella documentazione fotografica; ogni immagine racchiusa in questa monografia scandisce quindi le tappe di un percorso espressivo che deve essere inteso nel senso di un ‘viaggio’, di una navigazione dettata da sollecitazioni multidisciplinari, esperienziali e linguistico-tecnologiche, ambientali e sociali, ma sempre sotto il controllo della riservata sensibilità poetica di Mazzucchelli e della sua attenta autoironia di analisi e di giudizio.
Tra le tappe di un viaggio
Camargue 1968
Un’Elica di venticinque metri si dispone morbida lungo il movimento delle dune di sabbia e ne interpreta con il rigore freddo della tecnologia la naturale instabilità sotto la pressione del vento e dell’acqua; il gonfiabile bianco, la sua collocazione diretta in rapporto al paesaggio ed aperta agli eventi ed agli sviluppi ambientali e di percezione, suggerisce a Mazzucchelli il titolo unificante degli ‘Abbandoni’ e quindi introducendo con esso un’idea di libertà e di auto espressione dell’evento artistico.
Como 1970
La documentazione crea una stretta relazione emozionale tra la ‘magica’ collocazione galleggiante di un’’Elica’ di quattordici metri bianca sulle acque del Lago ed il pubblico colto in uno stato di immobile attenzione lungo le rive in una soleggiata giornata d’inverno; una popolazione che appare attonita di fronte ad un evento tanto anomalo, forse incomprensibile, immotivabile rispetto al principio di funzionalità, mentre la linea sinuosa, nel sensibile rispecchiarsi delle acque, instaura un inedito rapporto formale con il paesaggio lontano della città.
Milano, Piazza Meda 1970
“Con gli A.TO A. (sigla di valore doppio: Art to Abandon/Arte da abbandonare o leggendo letteralmente, a /per te) ho iniziato negli anni sessanta ad usare materiali sintetici gonfiabili, in grande scala ed in luoghi all’aperto, lasciandoli al loro destino: esempi di ‘sperpero’, esposti alla distruzione, rimozione o appropriazione da parte di chi li voleva (a toi/per te).”
Le grandi forme plastico-gonfiabili e policrome distribuite nel centro storico, installate lì dove la monumentalità ci aveva abituato ai valori iconografici, alla nobiltà sovrastrutturale dei materiali ed alla simbologia aggiuntiva del peso, appaiono significativamente inserite e perfettamente in corrispondenza con il libero processo estetico di lettura e di fruizione dell’arte nella città.
Torino 1971 e Milano 1971
Afunzionali nell’immediatezza dei sistemi che regolano l’esistenza quotidiana, i gonfiabili di Mazzucchelli dimostrano quanto la loro immersione diretta nello spazio sociale scateni rapidamente uno stato allargato di partecipazione e quindi di oggettiva attivazione dell’esperienza vitale; le immagini di collocazione nell’area urbana torinese, in stretto rapporto attraverso le dimensioni monumentali, di un ‘Arco’ di quattro metri di raggio testimoniano i valori intenzionali dell’artista di rinnovamento etico di un habitat dequalificato.
La collocazione di fronte alla grande fabbrica di Arese di ‘Archi-tubi’ ed il ‘blocco stradale’ conseguentemente scaturito dalla performance estetica che ne consegue ci conferma quanto Mazzucchelli abbia ridisegnato la monumentalità introducendo in essa ed esasperando direttamente i valori, tecnologicamente supportati, della precarietà dei materiali utilizzati; operando sulla inconsistenza, il disequilibrio e la leggerezza, attivando la trasportabilità e la flessibilità ha infatti ridisegnato i valori della scultura e ricomposto la fruizione estetica all’interno e nell’unità dei processi esperienziali.
Volterra 1973
Svetta proiettato per otto metri il ‘Cono’ giallo alla ricerca di un confronto ‘impossibile’ con le case torri ovunque disposte, severe nella struttura e nella cromia della pietra serena; si allarga e si articola sul sagrato della Piazza, gioca sul bianco e il nero, per offrirsi alla festosa partecipazione collettiva e quindi interpretando esemplarmente la funzione aggregante del sito pubblico.
La presenza di Mazzucchelli all’interno del progetto espositivo Volterra ‘73, caleidoscopico reportage sulla cultura plastica italiana curato da Enrico Crispolti, con due grandi gonfiabili dislocati ed offerti alla festosa partecipazione collettiva, con valore di frattura nel rigore spaziale medioevale di Piazza dei Priori e dell’intera città toscana, ci permette di collocare l’artista milanese all’interno di quella storia della scultura contemporanea italiana e quindi di quel percorso di rinnovamento, iniziato a Spoleto nel ‘62, curatore Giovanni Carandente, allargatosi in chiara sintonia europea ed internazionale.
Nasce anche con gli interventi ‘gonfiabili’ e ‘precari’ di Mazzucchelli una nuova cultura della scultura e soprattutto un diverso approccio al valore di monumentalità con diverse relazioni con lo spazio attraverso la partecipazione, reinventando la configurazione ambientale attraverso l’esasperazione dei valori formali e dell’impatto cromatico.
Milano Palazzo di Brera 1983
Il Palazzo di Brera nella sua destinazione e qualità di Accademia d’Arte e Museo ed in particolare il Cortile neo-classico ha catalizzato l’attenzione espressiva di Mazzucchelli con progetti ed ‘interventi’ importanti; ancora la natura monumentale dei gonfiabili, ma anche lo stato tecnico di leggerezza e flessibilità spaziale, hanno permesso la concezione di interventi di occupazione dello spazio protetto e quindi di riprogettazione estetica.
Lo sviluppo di un lungo cilindro, sia in forma lineare sia nella variabile ‘ellittica’, sono alla base del confronto e dell’interazione simbolico-formale con i valori spaziali, dimensioni architettoniche ed in particolar modo con la verticalità delle grandi colonne di marmo del porticato.
I valori di frequentazione e quindi di fruizione appaiono inediti per studenti e visitatori del Museo: ancora quei valori suggeriti dall’artista con gli A.TO A. subiscono un’esemplare conferma sia nella specificità formale del volume, con i suoi valori forti e la sua precarietà, la certezza e la leggerezza, il volume e l’inconsistenza, sia nel rapporto di dialogo con le caratterizzazioni dello spazio.
Interni d’artista
Con un ciclo di grandi gonfiabili installati all’interno di gallerie e musei Mazzucchelli elabora una ulteriore diversa natura espressiva, riprogramma la configurazione della scultura in forma di occupazione e reinterpretazione dello spazio; la scultura invade attraverso le grande dimensioni fino a sostituire il contenitore ambientale originario, dove l’avvolgere l’habitat giungere a diventare esso stesso contenitore fruibile di spazio.
La foto documentazione riferisce, anche in questo caso esemplarmente, sulla trasformazione impressa da Mazzucchelli ai valori storici della scultura ed in particolar modo affrontando i rapporti tra l’involucro plastico spaziale e le questioni performative della fruizione; vengono attivate, nel quadro di una generale cultura della ricerca interdisciplinare, quelle valenze diverse frutto della riappropriazione da parte dei linguaggi artistici del territorio dell’architettura e del design.
Ha inizio alla Triennale di Milano nel 1973, ponendo quindi il lavoro nel clima di ricerca di una stagione di ‘Architettura Radicale’, un ciclo di interventi vicini progettualmente alle ‘Riappropriazioni’, attraverso lo sconfinamento spaziale estremo del gonfiabile plastico e quindi esasperando la stessa fruizione dell’habitat; esemplare appare, in questo quadro di rapporti con l’architettura e il design, l’installazione nell’86 di un gonfiabile all’interno della Galleria Blu Profondo di Milano, in cui assumono un inedito e del tutto particolare valore espressivo la presenza e l’interazione con gli oggetti e le loro rivisitate funzioni d’uso.
L’incisività espressiva e la spettacolarità delle istallazioni, il sovradimensionamento architettonico-ambientale, appaiono in grande evidenza attraverso il gonfiabile di venticinque metri posto all’interno della Mostra ‘Scultori oggi’ al Parco Sempione di Milano nel 1975; la fotografia rivela la trasformazione dei rapporti, sia all’interno, sia all’esterno e tra gli uomini e gli alberi, nel gioco delle ombre e tra l’evanescenza delle luci e delle superfici, nella fluida instabilità delle pareti, attraverso quel respiro vitale per l’impalpabile consistenza strutturale del gonfiabile.
I rapporti con i valori propri della scenografia sono particolarmente evidenti e si fanno preziosi per una significativa stagione creativa di Mazzucchelli nelle attività teatrali.
Lo studio-laboratorio, quadri gonfiabili e il colore
Dalla visita allo studio di Franco Mazzucchelli ho avuto la chiara percezione che la produzione dei gonfiabili e la realizzazione dei prototipi rispondano strettamente ad esigenze e tecniche specifiche di produzione, alla cui base si pongono macchinari essenziali quali compressore e saldatrice a radiofraquenza ed una serie di elettrodi in ottone indispensabili per ottenere forme e dimensioni; il procedere espressivo appare strettamente collegato alle precise potenzialità di una tecnologia riconducibile agli anni ‘60 ed alle ampie applicazioni industriali del PVC e dei materiali plastici in genere.
Da uno studio molto più vicino alle valenze di un laboratorio artigianale, in sintonia con le tecnologie e distante da sistemi sovrastrutturali mistificanti, ha preso corpo un sistema complesso di forme e volumi ed, in una stagione più recente, un ciclo di nuove opere ‘private’ nelle dimensioni classiche della pittura ma pur sempre con valore emblematico dell’intera avventura espressiva.
Mazzucchelli ha tracciato nelle dimensioni ridotte del quadro il compendio di anni di ricerca tra arte e tecnologia, e rielaborato con nuovi risultati una vasta esperienza nel sistema analitico delle forme; ancora il PVC al centro di ampie ed inedite stesure di colore nella cui superficie si anima il ritmico movimento delle forme ed ancora dei volumi; ogni ‘quadro’, così come avveniva per le grandi sculture gonfiabili, segue il ritmo ondulato delle volumetrie, espone un sistema di rapporti e di corrispondenze tra le linee di saldatura, sviluppa l’ampia estensione della superficie attraverso la contaminazione e lo scambio dei rapporti policromi.
Se la qualità del progetto si configura attraverso risultati espressivi particolarmente significativi per organicità e tensione, con l’affermazione nitida di rigore compositivo nella centralità dell’opera, ancora dell’esperienza passata Mazzucchelli riacquisisce con forza, ed afferma nell’economia generale dell’opera, i valori di ironia e trasgressione, di progettualità e precarietà, evidenziandoli attraverso la valvola per l’immissione dell’aria: un frammento funzionale del tutto curioso atto a sdrammatizzare per riportare ad una concezione vitale dell’arte, strettamente collegato con la vita, con la sua componente performativa.